Ispirata dai principi pedagogici e metodologici ideati da personaggi illustri del mondo della pedagogia come J. M. Itard[i], M. Montessori[ii], E. Claparéde[iii], negli ultimi anni, attraverso una continua attività di ricerca-azione mutuata dal lavoro quotidiano nell’ambito della clinica e della scuola, ha elaborato con maggiore determinazione la convinzione che qualsiasi intervento educativo deve necessariamente tener conto della pluralità dei casi e dell’importanza di un’accurata pratica valutativa per riuscire a cogliere la singolarità delle diverse situazioni.
Il confronto tra esperienze di insegnamento, maturate in contesti territoriali molto diversi tra loro, ha portato in luce, o quanto meno reso più evidente e consapevole, l’atteggiamento purtroppo diffuso e latente in numerose realtà scolastiche che porta a trascurare le differenze individuali e le modalità di costruzione della conoscenza di ognuno. Le lezioni vengono quotidianamente presentate in aula soltanto perché dettate da una necessità ministeriale e senza considerare che, al di là di qualsiasi imperativo, possono esservi bisogni educativi e formativi ben più ampi, ai quali non sempre la scuola riesce a rispondere con efficacia. Questa pratica porta a trascurare che qualsiasi apprendimento implica la piena padronanza di concetti e competenze che si collocano al livello inferiore e senza i quali nessuna conoscenza successiva può essere costruita.
Le abilità di base, comunemente dette prerequisiti, vengono affrontate con superficialità ritenendo prioritaria l’acquisizione dei meccanismi della letto-scrittura e del calcolo. Così nelle prime fasi della scolarizzazione primaria, dopo valutazioni e osservazioni condotte con frettolosità e poca oggettività, le classi vengono formate e finalmente il “programma” ha inizio. La scuola italiana ha dunque fretta: ha fretta di insegnare a leggere e scrivere, ha fretta di utilizzare i quaderni, ha fretta di scolarizzare i bambini. La scuola, così concepita, appare allora come una gabbia in cui poco è lo spazio lasciato al gioco, al piacere della scoperta, al movimento.
Si dimentica l’eredità montessoriana della spontaneità del bambino, del suo impulso naturale ad agire e conoscere. I bambini desiderano conoscere e sapere, domandano e ricercano, pensano e immaginano: le menti in via di sviluppo hanno l’avidità di un corpo affamato. Maria Montessori affermava che la scuola deve essere vivificata da uno spirito nuovo, deve essere animata da un maestro saggio, più saggio di qualunque altro individuo umano, che conosce e rispetta le leggi dell’educazione.[iv]
Rispetto quindi per i ritmi e le modalità di apprendimento, rispetto per le particolarità dei singoli.
Un errore che invece solitamente viene commesso è che quando il bambino entra nella scuola primaria si comincia a pensarlo come capace di tutto: contare, leggere, scrivere, imparare la storia, capire concetti, contenuti. Si dimentica quindi che alla base degli apprendimenti complessi sottendono abilità prerequisite, la cui dismaturità può compromettere o rendere difficoltoso l’intero processo di apprendimento. Se è vera l’idea bruneriana[v] che è possibile imparare qualunque cosa a qualsiasi età, è pur vero che specifiche conoscenze il bambino le interiorizza soltanto nel momento in cui ha maturato e padroneggia le abilità di base.
Di tutto ciò la scuola non può non tenerne conto. Questo risulta di importanza cruciale per gli insegnanti dell’ultimo anno della scuola dell’infanzia i quali, in virtù delle nuove disposizioni ministeriali circa la possibilità di anticipare l’ingresso nel mondo delle primaria, si ritrovano nella condizione di dover effettuare delle osservazioni sulle reali competenze possedute dagli alunni [i] Cfr. P. CRISPIANI, Itard e la pedagogia clinica, Tecnodid Editrice, Napoli, 1998.
[ii] Cfr. C. TORNAR, Attualità scientifica della pedagogia di Maria Montessori, Anicia, Roma, 1990.
[iii] Cfr. E. CLAPARÈDE, Pedagogia sperimentale: i metodi, Giunti-Barbera, Firenze, 1971.
[iv] Cfr. A. SCOCCHERA, Maria Montessori. Il metodo del bambino e la formazione dell’uomo, Opera Nazionale Montessori, Roma.
[v] Cfr. J. BRUNER, La cultura dell’educazione, Feltrinelli Editore, Milano, 2006.
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